domenica 2 ottobre 2011

LA LEGGENDA DI RE LAURINO E DEL SUO GIARDINO DI ROSE (Rosengarten)



"In un tempo in cui gli uomini non conoscevano né odio né violenza i nani avevano creato un immenso giardino protetto solo da un filo di seta. Ma un giorno Laurino rapì la principessa di un regno lontano.


L’amore per quella fanciulla portò la sconfitta ai nani che, non avvezzi alle armi, dovettero soccombere ai soldati incaricati a liberare la principessa. Re Laurino passò lunghi anni di prigionia prima di poter tornare al suo giardino. Quel mare luminoso di rose nel bel mezzo delle Alpi non poteva passare inosservato nemmeno all’occhio del viaggiatore più distratto. Laurino si convinse presto che se i soldati lo avevano trovato e sconfitto così facilmente, la colpa era da attribuire al vistoso roseto. Adirato il re lanciò una maledizione, ordinando che le rose diventassero di pietra, di giorno e di notte, dando così origine a quelle vertiginose pareti, a quei picchi aguzzi e inospitali. Nell’incantesimo però, Laurino aveva dimenticato il crepuscolo, che non è né giorno né notte. Ecco dunque perché ancor oggi, quando il sole declina al orizzonte, la grande catena frastagliata del Catinaccio si accende di una luce rossa intensa: le rose rifioriscono solo per pochi attimi a ricordare il regno di Laurino e i suoi nani, e a riportare gli uomini indietro in quel tempo meraviglioso, quando l’odio e la violenza erano del tutto sconosciuti."

***

Il Catinaccio – Rosengarten (Il giardino di rose)
.

Affanno di salita
verso l'alto
sentiero erto,
che porta oltre,
verso il Catinaccio,
il sagrato
della dolomitica
chiesetta,
dal campanile aguzzo,
teutonica.
.
Seminascosto,
in parte, verso destra,
lontano dalla chiesa
cattolica,
il Cimitero "austriaco"
del Millenovecento
quattordici-diciotto:
dodici file
d' ottanta posti
e a lato il Generale
di ottocentonovanta
caduti, acerbi.


.
Croci di ferro
arrugginito e legno,
con tutti i nomi,
messi a ognuna due
davanti e dietro:
la seconda croce
in terza fila
Franz GUGLER
con POLZ Johann
millenovecentosedici
di Luglio il ventisei,
nona croce più avanti
in quarta fila
WEINKIRN Josef
con RIWAL Lorenz
ventiquattro di Luglio,
due giorni prima . . .


.
Quando –
comandati di uccidere
altri fanti innocenti,
pur’essi
come loro,
accomunati da età,
da sogni e voglie
dei ventanni –
si spense,
a un tratto ed improvviso,
il Sole e il Tempo.
.
Ora vicino, a caso,
stanno le ossa
di Tutti,
i camerati, su tutti
ammanta il verde
di pietosa terra.
A qualche
croce un fiore
finto, una pianta di rosa
selvatica.
.
Rosengarten. Ricordo
di un parente
che, in vacanza,
villeggia,
o un qualche discendente
di re Laurino, che viene apposta,
a Vigo. Passa
parte del Tempo suo
in Val di Fassa.











mercoledì 13 ottobre 2010

LA CONTESSA DI APRICALE


-


Era l’ultimo giorno di festa dalla Passione di Nostro Signore ad Apricale, e Pietro, padrone del grande frantoio al centro di un vasto e magnifico oliveto mai aggredito dalla mosca olearia per un suo certo metodo di prevenzione, contava il denaro avuto dalla vendita del “suo”olio, già percolato e giallo come l’oro, al Curato di Santa Maria Alba, che gliene aveva ordinato ancora più della volta precedente.


Gli affari andavano a gonfie vele, grazie a Dio e all’ottimo raccolto.
In quel mentre dalla Piazza, tra il festoso vocìar di bambini, udì, netto, un richiamo: Anna, Anna Cristina . . .


Gli emerse dal profondo della mente, d’un tratto e all’improvviso, il ricordo di quell’altra, della quale serbava gelosamente la fotografia in bianco e nero, che già era stata di suo nonno.
Era una delle prime foto, ché risaliva al 1888, raffigurante una fanciulla. E che fanciulla! Un bocciolo di rosa di maggio! Alta, bruna, occhi verdi, bellissima: era stato il primo tenero segreto amore di nonno Carlo, ma lei, tanto altera quanto analfabeta, gli aveva preferito un altro.


Gli aveva preferito un pezzo di marcantonio alto quasi due metri, già a sedici anni, di nome Pisano Giovanni Battista, nipote di quel Sansone Pisano, il panettiere di Apricale, che era solito prendere un toro per le corna e rovesciarlo sul dorso.

Il nonno fremeva d’amore, ma taceva di paura.

Figlia di un Regio Dipendente Comunale (con qualifica di boia), Anna Cristina Bellomi aveva altre cinque sorelle, ma lei era la più bella.



Nata ad Apricale il 15 Luglio 1874, aveva quattordici anni quando Giovanni Battista decide, corrisposto, di amarla e di sposarla nella Parrocchiale del paese Santa Maria Alba.


A quel tempo il delizioso paese di Apricale, abbarbicato su una collina, all’apice d’un vasto pianoro, contava più di 3000 abitanti e nonno Carlo fremeva di rabbia per essere stato respinto.
Tralaltro sarebbe stato quel che si può dire un buon partito: un bel ragazzo di vent’anni che forniva l’olio a quasi tutta la gente del paese.
Più avanti negli anni, nonno Carlo raccontava spesso che la sua mancata sposa avrebbe addirittura cambiato l’esito della guerra Russo-Giapponese del 1904-1905.
Ma come? Gli domandava Pietro col suo padre Giovanni.



Dovete sapere, diceva lui, che Pisano Giobatta era stato garzone a San Remo presso certi telaioli piemontesi, che importavano il cotone da Biella, lo lavoravano e ne facevano tessuti.
Ora ad Apricale il giovane apre un negozio di tessuti, che commercia anche nei paesi vicini.
Ma i proventi erano pochi per soddisfare la voglia di vivere e di meritati gioielli per la stupenda moglie Anna Cristina, che sì sapeva appena fare la propria firma, ma che in società e in compagnia non voleva sfigurare.


“ Vedrai cara” - le diceva lui -“ che il tuo Giò è furbo e ti farà ricca”.


Così mentre vendeva fustagno, nel retrobottega si era specializzato a imitare pezzi da 5 lire che di fuori erano d’argento e dentro di piombo.


Persino io - seguitava il nonno - ne ebbi uno, in pagamento di olio, senza neanche accorgermi della differenza.
Ma un bel sogno ha sempre una fine.
Un giorno mentre rientrava in bottega, vede da lontano due Carabinieri che lo stavano aspettando.
Un salto di nascosto in casa, un ultimo bacio alla bellissima Anna e Giobatta scappa a Tolone, di qui s’imbarca come mozzo per l’America, dicendo tornerò...
Quando. La moglie bambina non venne mai a saperlo.

Nella Primavera del 1889, senza mezzi, viene presa a servizio a San Remo da un certo medico russo, come lavandaia e tuttofare. Poi presso una nobile famiglia russa, che spesso ospita i parenti dell’Imperatrice di Russia, come domestica e cameriera.
Un mattino d’inverno di due anni dopo, mentre lava cantando una corba di panni nel lavatoio di Piazza delle Erbe, sente in un italiano stentato: -“ Che bello. Canta ancora!”- e nel contempo vede riflessa nell’acqua del lavatoio la figura di un bel giovane a cavallo. Anna ha un tuffo al cuore.



Ha riconosciuto in lui il principe Romanov, che nell’interpellarla si è tolto anche il cappello, lei stessa più di una volta ebbe modo di servirlo in tavola.
La stupenda, desueta, acerba, bellezza di Anna Cristina d’Apricale ha colpito stavolta a fondo. E in alto.


L’appuntamento è per il giorno dopo alla Stazione di San Remo per salire sulla paurosa nuova invenzione, il grande treno nero, al seguito dei Romanov, destinazione Francia.






Presso le stupende residenze imperiali di Nizza e Parigi conosce un nobile francese il Conte Germain Philippe de La Tour, il quale, ammaliato, la prende in sposa, ritenendola ormai vedova del primo marito.
La Contessa Anna Cristina de La Tour, frequentando tra i salotti bene, anche quello di Augustine Carasson Otero, detta la bella, si istruisce soprattutto in tutto ciò che arde d’amore e di passione.


I coniugi ora si trasferiscono, con il treno Parigi-Mosca via Vienna Varsavia, a Pietroburgo, alla Corte dello Zar Nicola Nikolaevich Romanov, dove Anna Cristina ha modo di conoscere Grigorij Efimovich Rasputin, di tre anni più anziano di lei, ne rimane soggiogata, come la Zarina Alessandra Feodorovna Romanov, e ne diviene amante.




Sono entrambi analfabeti, ma s’intendono nella politica e nel sesso.

Riguardo alla vostra domanda vi spiego il perché questa storia possa aver cambiato l’esito del conflitto Russo-Nipponico: Germain Philippe de La Tour era una spia, ovviamente con la complicità della consorte, ché in alcova nessun segreto militare rimane più tale.

Pertanto la conoscenza in anticipo di tutti i piani e le mosse dello Zar permette al piccolo Giappone di battere il grande Impero Russo e questo giuoco dura quasi fino alla pace di Portsmouth, firmata il 5 Settembre 1905, con la mediazione del Presidente americano Theodore Roosevelt.


I coniugi Germain ed Anna de La Tour, scoperti e arrestati, vengono infine espulsi dalla Russia.


Ritornano dapprima a Nizza.
Poi ad Anna viene in mente di far conoscere al nobile consorte il suo paese di nascita, Apricale.
E nella sua vecchia ma decorosa casa, seguita dal Conte, chi vi ritrova?
Il suo primo marito, da lei creduto morto, tornato dall’America, che l’aveva abbandonata -“Ciao Giò” -, d’istinto, è stranamente felice di rivederlo e di abbracciarlo. Lui, freddo, la ferma, - “ Domani dobbiamo parlare, da soli, tu ed io” -, e intanto fulmina con uno gelido sguardo l’anziano Conte de La Tour.


L’indomani in un impeto d’ira, durante il colloquio, Giobatta fracassa il capo alla moglie, pur amandola ancora.
Poi, prima da falsario, ora da assassino, scappa ancora una volta su per la Val Nervia, sperando in cuor suo di non averla uccisa, di non aver colpito così forte.
Cautamente ritorna, ma dal fondo della Valle del Rio Meranzo sale il primo rintocco di campana a morto.
Si tolse la cinghia e s’impiccò.


Questa è la storia vera che sempre raccontava nonno Carlo e Pietro l’ha tramandata al figlio Giovanni. Ha vent’anni e ormai sa come trattare con le olive, meglio del padre, che gli ha comprato un grande oliveto, vendendo il proprio, a Oneglia, vicino al capoluogo Imperia.
Ora il sole tramonta.
Il vecchio Pietro ha bisogno d’un poco di riposo.
Giovanni gli ha promesso che il “suo” sarà l’olio migliore di tutta la Liguria, con quel suo profumo d’antico e sempre nuovo di tutte le storie di terra e di passione.








Bordighera (IM), 17 Agosto 2004.
- -----------------------------------------------------------------------Paolo Santangelo